Disturbi alimentari

"Il cibo è più di qualcosa da mangiare.
È nutrimento. Ma anche piacere.
È legame: materno, familiare, sociale.
È appartenenza, identità, memoria.
Gli si attribuiscono, a torto o a ragione, effetti terapeutici,
tossici, cosmetici, depuranti." 
(Cuzzolaro, 2004) 


fiore (25K)

Termini come anoressia, bulimia e obesità sono ormai di uso comune e capita spesso che le persone li adoperino per definire i comportamenti alimentari di qualcuno o, peggio, per etichettare una persona che vedono, magari per strada.

Tuttavia, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono gravi malattie, che colpiscono in modo particolare gli adolescenti, e che possono avere conseguenze fisiche e/o psicologiche anche gravissime, se non diagnosticate e curate subito.

Vi è, purtroppo, ancora molta disinformazione circa questi disturbi e molti pregiudizi sulle persone che ne sono affette.
I disturbi del comportamento alimentare sono problematiche assai complesse, nelle quali intervengono molti fattori come causa scatenante ed ogni persona che ne è colpita è molto diversa rispetto ad un'altra con lo stesso disturbo, meritando quindi ognuna un trattamento specifico e individualizzato.

Qui mi literò a fare una descrizione sommaria delle caratteristiche di questi problemi, augurandomi di far capire quanto sia importante la precoce valutazione e cura, se vi è un sospetto di disturbo alimentare (soprattutto da parte di coloro che sono vicini alla persona con questo disturbo).

La maggior parte delle persone parlando di anoressia immagina una ragazza ridotta a pelle ed ossa per la fame e, se capita che mangi qualcosa, se la immaginano correre in bagno a vomitare.
Questa visione dell'anoressia non rispecchia affatto la realtà: determinate peculiarità di questo disturbo possono essere alcuni aspetti che definiscono il comportamento anoressico, ma possono anche non essere presenti affatto.
Già il termine anoressia (dal greco non aver appetito) è in realtà inappropriato.
È vero che spesso chi soffre di questo disturbo mangia poco o per niente: ma non per mancanza di appetito; le persone anoressiche, anzi, sono affamate!

Se pensiamo, invece, alla bulimia, immagino che il pensiero sia quello di una ragazza che fa le "abbuffate", cioè mangia tantissimo e poi vomita.
Sicuramente penseremo che la bulimica sta meglio di una anoressica.
Anche in questo caso, non è corretta questa immagine comune della persona bulimica.
Bulimia (dal greco fame da bue) rimanda si alle abbuffate, che sono presenti e sono, difatti, l'"essenza" di questo disturbo, tuttavia dette abbuffate non vengono fatte perchè la persona bulimica ha effettivamente fame.

Infine, pensando ad una persona obesa, ci immaginiamo un individuo molto grosso, che mangia in continuazione tutto ciò che gli capita a tiro e che, infondo infondo, è colpa sua se è così; magari perchè è goloso, non si sa controllare, ecc.
Ebbene anche per l'obesità psicogena (non causata cioè da patologie organiche) non si può parlare solo di cibo e di errate modalità di alimentazione.

Ho già detto che i DCA sono problemi complessi e che hanno cause multidimensionali.
Molto spesso, invece, le persone li considerano come se fossero delle "malattie alla moda" o che "servono per attirare attenzione".

Ovviamente non è così: i disturbi alimentari sono delle malattie gravi per le quali è necessario intervenire subito, con l'informazione innanzitutto e con la cura nello specifico.

L'anoressia e la bulimia sono caratterizzate da comportamenti finalizzati alla perdita di peso, anomale attitudini nei confronti del peso e delle forme corporee, severe complicanze fisiche e psichiche.

I DCA hanno in comune 4 caratteristiche:

Il "problema" del peso e quindi del corpo, che diventa il "biglietto da visita" per la società, è difatto una questione innanzitutto culturale.

È, infatti, la nostra cultura occidentale che enfatizza, estremizzandolo, un legame tutto particolare fra bellezza e magrezza da cui derivano autostima e accettazione da parte della società.
Questa perversa associazione, però, è il frutto delle trasformazioni sociali cui la nostra cultura è andata incontro nell'ultimo cinquantennio.

Facciamo qualche esempio per capire quanto sia forte l'impatto dei valori socio-culturali della nostra cultura occidentale sull'ideale di bellezza.
Pensiamo alla "Venere" di Botticelli: non si può certo dire che fosse magrissima, eppure quella rappresentazione è l'immagine della bellezza di quel periodo storico!
Tornando ai giorni nostri invece, esistono notevoli differenza tra popolazioni diverse: nei Paesi islamici sono le donne "grasse" a ricevere "attenzioni" di un uomo! In questi Paesi i DCA sono praticamente inesistenti!
Se proprio vogliamo guardare solo la "nostra società", possiamo dire che l'ideale di bellezze è diverso se riferito ad un uomo piuttosto che ad una donna: generalmente le donne riconoscono la bellezza maschile in un corpo prestante e muscoloso; gli uomini sono,invece, tipicamente attratti da un corpo con qualche forma!
Certo esistono i gusti individuali ma tendenzialmente le cose vanno così.

Quindi, sembra che la nostra società abbia un peso molto influente sull'ideale di bellezza e quindi sulla considerazione che si ha del proprio corpo, ovvero sulla soddisfazione corporea.

L’età di insorgenza dei DCA è, in genere, tra i 14 e i 18 anni, con una netta prevalenza del sesso femminile e risulta facilmente comprensibile il perchè: il periodo dell'adolescenza è fra i più delicati nella vita di una persona.
È infatti in questo periodo che il/la ragazzo/a inizia a consolidare la proprio identità, cioè il sistema di credenze che ha su di sè, su come è fatto, le sue emozioni, il suo corpo, le sue relazioni con gli altri.
È in continua lotta tra l'affermazione della sua emergente identità, con il senso di indipendenza che questa comporta, e il fondamentale bisogno di relazione e accettazione da parte degli altri, da cui si sente differente.
Nasce, quindi, il bisogno di punti di riferimento saldi: il primo è sicuramente il gruppo dei coetanei, cui l'adolescente sente di doversi adeguare per essere accettato; e poi la società di cui sa di far parte, cui sa che dovrebbe adeguarsi in un qualche modo e ricorredo ai valori che essa offre.

Ed è proprio nel confronto con la società che nasce il problema: la cultura odierna, purtroppo, non offre efficaci modelli e valori di riferimento per i giovani d'oggi; troppo spesso capita di vedere in tv o nelle riviste immagini di donne e uomini che sembrano esaltare il culto della bellezza e della magrezza come unici mezzi per essere accettati.

Travolti da una miriade di messaggi televisi o pubblicitari che esaltano un corpo snello, scattante, sodo, si crea, specie negli adolescenti, un'elevata correlazione tra autostima e percezione della propria immagine corporea.

Basti pensare a tutti gli spot tv e alle pubblicità sui giornali fatte da modelle magrissime, giovani dal fisico tonico, miracolose creme che renderanno perfetto quel corpo che sembrerebbe essere il solo interesse di una società per la quale, se non hai determinati canoni fisici, sei fuori.

Sembrerebbe retorica ma a pensarci bene è esattamente questo il messaggio che ci giunge: la bellezza, e quindi l'accettazione da parte della società, inizia dal possedere un corpo adeguato.

Per la donna, in particolare, questo messaggio è ancora più pressante: ribellandosi, giustamente, all'antico ruolo che la vedeva solo come madre-moglie, passiva, si è dovuta adeguare al ritmo di questa società "feroce" che impone l'autonomia, l'indipendenza e l'autocontrollo; obiettivi raggiungibili solo se si è prestanti, scattanti e con una volontà di ferro: in altre parole "perfetti".
Perfetti, anzi perfette, perchè oltre che a sè stesse, le donne continuano anche ad avere il ruolo di sempre: madri e mogli!

Ed ecco quindi che una persona, in una società che sembra controllarla in tutti gli ambiti della vita, imponendo le proprie regole, cerca di prendere il controllo almeno su un aspetto della sua vita: il suo corpo, tramite le diete.

Si badi bene però: seguire un'alimentazione corretta, "tenerci" al proprio aspetto fisico, amando e rispettando il proprio corpo e noi stessi, è una cosa opportuna, consigliata e salutare!
Diventa un problema quando diventiamo condizionati dal peso e dalle forme del nostro corpo e mettiamo in atto pratiche non salutari per perdere peso, credendo che ci aiuteranno ad essere accettati, a trovare un partner o, in generale, ad avere un qualche controllo sulla nostra vita!

Ed ecco anche che si spiega perchè è così forte il pregiudizio nei confronti dell'obesità.
Nella visione comune, l'obeso diventa la manifestazione dell'incapacità di autocontrollo: è un goloso che mangia molto più degli altri, spesso perchè ha molti più problemi psicologici degli altri e che, difatto, mancano di forza di volontà e quindi non riesce a perdere tutto quel peso.

Questo modo di pensare è solo il frutto del pregiudizio sociale nei confronti dell'obesità: gli obesi non mangiano "molto di più" degli altri, non hanno più sofferenza mentale e non è una questione di volontà il fatto che non riescano a perdere peso.
Spesso infatti gli obesi soffrono di un disturbo del comportamento alimentare chiamato Binge Eating Disorder (Disturbo da alimentazione ipercontrollata), a causa del quale continuano a mantenere un peso eccessivo.

I disturbi alimentari sono qualcosa che va oltre il semplice non alimentarsi o il mangiare in eccesso; sono una lotta contro se stessi, contro emozioni talvolta devastanti o che comunque non si riesce a contenere e tollerare.

Intense emozioni dunque, causate dai più svariati ma validissimi motivi: sentimenti di inadeguatezza, di vergogna, bisogno di autostima, di essere accettati, vuoti emotivi che lasciano ferite incolmabili.
Per le persone affette da DCA, l'unico mezzo per tentare di contenere queste emozioni è il controllo su qualcosa che solo loro possono modificare: il proprio corpo.

Un corpo che decidiamo di curare, di sfamare o di far soffrire, privandolo del suo nutrimento.
Ecco allora che il disturbo alimentare si configura come l'unico mezzo per controllare almeno una parte di se stessi, laddove si crede che tutto il resto sia stravolto o non accettabile.

Il disturbo alimentare è come se fosse la piccola vittoria (ma immensa dal loro punto di vista!), che queste persone ottengono sulla vita: vittoria verso i familiari, verso il loro senso di inadeguatezza, verso i torti subiti.

È di primaria importanza nei DCA la precoce valutazione della presenza del disturbo e l'immediato inizio di una cura specifica.
I disturbi alimentari possono condurre a gravi conseguenze fisiche e psichiche, fino alla morte.

Essendo i disturbi alimentari condizioni che hanno cause multifattoriali, la loro cura spesso prevede l'intervento di varie figure professionali: il medico, lo psicologo, il nutrizionista e varie altre figure che possono intervenire a seconda della gravità del disturbo.

Il percorso di guarigione è spesso difficoltoso ma comuqnue fattibile: la persona affetta da DCA impara a ristrutturare i pensieri e le credenze su di sè che l'hanno portata a manifestare quel tipo di disturbo; ridefinisce in termini realistici la propria autostima e il proprio valore, indipendentemente dalla propria immagine corporea ma riuscendo a contemplare tutto quanto fa si che una persona abbia stima di sè.

La persona impara ad avere maggior controllo sulla sua vita ma non perchè controlla il suo corpo e ciò che lo fa vivere, ma perchè impara ad amarlo e rispettarlo e cogliendo nella sua totalità di essere umano il valore da condividere con gli altri.