Quando andare dallo psicologo?
Si può ricorrere all'aiuto dello psicologo per svariati motivi.
Come è stato già detto, lo psicologo non si occupa, o almeno non solo, di "matti".
Purtroppo, capita spesso che una persona (o un suo familiare o una persona vicina) si rivolga ad uno psicologo solo quando i sintomi di un qualche disagio
(ansia, panico, depressione o altri) sono diventati ingestibili e la vita della persona è compromessa in vari ambiti.
Pensiamo ad esempio a dei sintomi di ansia che iniziano a manifestarsi per un qualunque motivo; si tende a pensare che sia qualcosa di passeggero e, fortunatamente, molte volte lo è.
Altre volte invece questi sintomi iniziano a peggiorare: aumentano di frequenza, di intensità e a lungo andare,
se non trattati in tempo, in maniera adeguata, possono invalidare la persona.
La persona colpita da questi sintomi inizierà a non uscire più, per paura di sentirsi male e non poter gestire i sintomi; potrà
anche arrivare a limitare la sfera lavorativa, sociale e affettiva.
Rivolgersi ad uno psicologo sin dai primi segnali di disagio è essenziale per prevenire l'aggravamento di una situazione.
Lo psicologo è il professionista che può capire il disagio che una persona vive, fornire spiegazioni sul perchè sta vivendo una situazione di malessere e tranquillizzarla su ciò che sta passando (tecnicamente si dice "normalizzare").
Attraversare momenti di malessere psicologico può capitare: soffrire di depressione, ansia, attacchi di panico (tanto per citare i malesseri più diffusi) NON è indice di pazzia!
Perchè, spesso, le persone hanno paura proprio di questo: credono che soffrire di ansia o attraversare
un periodo di depressione equivalga all'esordio della pazzia.
E poi ci sono i sentimenti di colpa e la vergogna dovuti a retaggi secolari connessi alla sofferenza mentale. Il disturbo è quindi colpa della persona che ne soffre ma anche della famiglia di cui fa parte.
Nasce la paura dello stigma sociale: "bisogna" tenere nascosti i sintomi della "malattia" così
da non poter essere riconosciuti dalla società.
I malesseri psicologici sono spaventosi: come si avverte un sintomo ci si spaventa; la prima volta è un trauma che si cerca immediatamente di dimenticare.
Ma poi capita che si ripresenti una seconda volta, una terza e poi ancora.
E ogni volta la persona fa di tutto per arginare e contenere i "danni" dei sintomi.
Non ne parla per vergogna e ci si difende sempre più nell'attesa angosciosa che si ripresenti il sintomo.
Alla fine però, il sintomo diventa parte della vita della persona, diventando cronico, sepolto sotto tutto ciò che una persona ha fatto per "nasconderlo", "non pensarci", "metterlo da parte".
Con l'aiuto dello psicologo la persona impara a capire che la mente umana mette in atto le più svariate strategie per fronteggiare
le situazioni difficili e/o dolorose: alcuni funzionali, altre no.
E quando si presentano le strategie non funzionali, perchè limitanti la vita di una persona, l'aiuto di un professionista è è fondamentale
per imparare nuove strategie per fronteggiare i problemi della vita.
Questo non vuol dire che la persona sia sbagliata o che il suo modo di vivere sia sbagliato: significa che un problema richiede una soluzione che una persona da sola non riesce a trovare.
Le strategie che mettiamo in atto di fronte ai problemi, alle sfide che la vita ci pone le impariamo
sin dall'infanzia e si consolidano nel tempo, attraverso l'esperienza e la maturità.
Alcune strategie ci saranno utili per tutta la vita e in tutte le situazioni. Altre risulteranno inefficaci e questo non perchè ci manchi qualcosa
e quindi siamo sbagliati ma perchè in quella situazione non ci siamo mai trovati prima, quindi non abbiamo gli strumenti adatti per fronteggiarla!
Diventati adulti è difficile che riusciamo a cambiare un modo di pensare e di agire difronte alle situazioni nuove; si cerca di mettere in atto strategie che conosciamo o si tenta di trovarne di nuove.
Laddove le varie strategie utilizzate falliscono, ecco che si manifesta il malessere, l'ansia, la paura per qualcosa che non sappiamo fronteggiare: condizioni queste normalissime, umane.
Un bambino appena nato,che non sa ancora parlare e che dipende totalmente da un adulto, metterà in atto la strategia donatagli dalla natura e presente dai tempi più antichi: il pianto,
che richiamerà l'attenzione dell'adulto.
Un altro esempio: non vi è mai capitato di essere a casa, in silenzio, immersi nei vostri pensieri e all'improvviso... un fortissimo rumore proveniente dall'esterno.
La prima reazione? Vi girate immediatamente verso la fonte del rumore con il cuore che vi palpita in gola.
Che tipo di reazione è stata? Un riflesso innato nella natura umana, funzionale agli uomini primitivi in situazioni di pericolo.
La paura di qualcosa di sconosciuto ha attivato il nostro corpo (il cuore che batte, le orecchie tese, i muscoli rigidi) e siamo pronti a scattare in caso di pericolo.
Questi esempi servono a dimostrare che tutte le reazioni emotive e/o fisiche messe in atto in particolari situazioni fanno parte della natura umana e che hanno una loro funzionalità, o almeno l'avevano.
Quindi l'ansia, la depressione, il panico non sono sintomo di pazzia ma reazioni naturali esagerate, frutto di strategie che in quella situazione non sono più funzionali.
Lo stesso discorso, certo qui molto riduttivo, può essere fatto per vari altri disturbi: idee ossessive, disturbi sessuali con l'ansia e il disagio che comportano, disturbi alimentari, fobie ecc..
Manifestazioni differenti di modi di pensare non più funzionali.
Oltre alle varie situazioni di malessere psicologico, l'aiuto dello psicologo è utile per: